Peter EISENMAN, Memoriale per gli Ebrei assassinati d’Europa, Berlin-Tiergarten, 2001-2005



Monumento eretto per ricordare tutte le vittime ebree della II Guerra mondiale. Occupa una superficie di circa 19.000 mq lungo la Ebertstrasse, tra Potsdamerplatz e Brandeburger Tor che, fino al 1989, era un'enorme e desolata area abbandonata. Nel suo insieme è una composizione astratta e minimalista consistente in una serie infinita di steli di cemento armato conficcate nel terreno. Ciascuna stele ha una lunghezza di 238 cm, una larghezza di quasi 1 mt e un'altezza variabile da 20 cm a 470 cm; il colore è il grigio scuro. Le varie altezze non sono casuali, ma sono state studiate in modo da creare un andamento ondulatorio. Formano lunghe file parallele, separate le une dalle altre da una luce di soli 95 cm. Le superfici superiori sono inclinate in più direzioni; in questo modo la luce radente rende l’insieme simile a un velario sospeso sul terreno e mosso dal vento. Visto dall’alto, il monumento dà anche l’impressione di un esteso campo ondulato. Il memoriale è concepito non per essere osservato, ma vissuto. È parte viva del tessuto urbano, non un monumento contemplativo. L’architettura si è trasformata in una enorme installazione ambientale, da attraversare fisicamente. Non c'è un ingresso principale, né un percorso da seguire, né una meta, né un'uscita prestabilita. Il visitatore penetra nella selva di piloni allineati, in cui lo spazio fisico è volutamente ridotto al minimo, così che si possa camminare uno per volta, a significare che chi cammina attraverso le stele è solo, vivendo quel sentimento di solitudine che gli internati provavano, senza sapere dove sarebbero stati uccisi. Gli stretti passaggi ciottolati sono scabri e danno, a chi li percorre, un senso di disorientamento, di solitudine, di abbandono. Man mano che si procede lungo il percorso, il terreno sul quale sorgono le steli acquista sempre maggiore pendenza; gradatamente la vista comincia a scomparire, e lo scricchiolio della ghiaia calpestata diventa sempre più rumoroso, finché il movimento instabile delle steli inclinate diventa minaccioso ed opprimente. Questo effetto di disorientamento mette il visitatore da solo di fronte al ricordo dell’Olocausto e alla morte. Secondo Eisenman, il memoriale non deve solo ammonire o far riflettere sull'Olocausto: esso è anche monumento contemplativo e di riflessione su un passato che appartiene all’intera umanità.