Aldo ROSSI, Quartier Schützenstrasse, Berlin-Mitte, 1994-1997
Grande edificio a blocco per residenze e uffici posto nelle immediate vicinanze della Friedrichstrasse, a
pochi metri dal Muro. Esso costituisce un episodio singolare nel panorama dell’architettura berlinese degli
anni Ottanta. Come il tradizionale modello tipologico della Hof, occupa un intero un isolato urbano
delimitato da quattro strade urbane. Questo intervento ha rappresentato un efficace esempio sulla
"continuità storica", in quanto l’intera proposta rappresenta passato-presente-futuro. È stato ottenuto
restaurando e ricostruendo gran parte dei frammenti urbani preesistenti, integrando il fronte stradale
tradizionale con elementi in ferro, vetro e altri materiali della moderna tecnologia. Rossi, adottando la
tecnica del “collage edilizio”, si è rifatto al tipico blocco edilizio berlinese composto da un insieme di
lotti accostati tra loro e realizzati nel tempo. L’intervento si compone di 12 edifici variopinti che
utilizzano numerose citazioni dell'architettura storica, per creare l'impressione di un insieme sviluppatosi
nel tempo. Il legame con la tradizione è evidenziato dalle proporzioni generali, dalle variegate forme delle
coperture, dal movimento delle facciate che presentano aggetti, superfici arretrate, bow-windows, tetti a
mansarda, torri. Dal punto di vista formale, Rossi si è rifatto a varie fonti dell’edilizia urbana berlinese
precedente la II Guerra mondiale, un’edilizia che discendeva dalla tradizione schinkeliana e dai modelli
Beaux-Arts. È stata inoltre ironicamente ricostruita anche una porzione della facciata di Palazzo Farnese
realizzato a Roma nel 1514-1546 da Antonio da Sangallo il Giovane e da Michelangelo. I dettagli sono
particolarmente curati e richiamano di volta in volta infissi, cornici o bugnati ripresi dall'architettura
storica. Le corti pedonali interne sono concepite come luogo di vita interna e come elemento di passaggio da
un lato all’altro del blocco edilizio. Nel voluto contrasto cromatico delle singole facciate, nella variegata
altezza dei singoli interventi e nella presenza di citazioni rinascimentali, l’autore ha mostrato la sua
visione razionale della sensibilità postmoderna.