Vittorio GREGOTTI, Casa a corte Lützowstrasse, Berlin-Tiergarten, 1984-1986



Nel progetto presentato da Gregotti nel 1980 erano previste cinque stecche parallele, unite tra loro da fronti continui e formanti corti interne. Questa planimetria, sebbene si imposti ancora sul reticolo ortogonale, rovescia il principio insediativo razionalista degli edifici paralleli ed indipendenti, conferendo però un accento più urbano e monumentale all’insieme. In fase esecutiva vennero realizzate solo tre stecche e in dimensioni ridotte rispetto al progetto. Solo il fronte lungo Lützowstrasse (eseguito sui resti degli edifici bombardati durante la II Guerra mondiale) è stato eseguito integralmente. Questo corpo di fabbrica si aggancia al complesso residenziale a pettine interno all'isolato e lo porta a definizione, dandogli solidità e significato più urbano. La sua volumetria si sviluppa su un reticolo tridimensionale di stampo neorazionalista. Le superfici verticali utilizzano un reticolo geometrico determinato da pannelli in acciaio grigio-azzurro e da finestre quadrate con telaio a croce. Questo corpo di fabbrica è interrotto dai due imponenti portali simmetrici formanti una struttura a ponte in ferro. I portali sono sottolineati dal contrasto cromatico tra il telaio metallico di color antracite (ripreso anche nelle finestre e nei bow-windows metallici) e il rivestimento in klinker gialli e rossi. Le torri angolari (la cui funzione visiva è quella di rafforzare l’insieme compositivo), i due grandi portali di accesso, la sovrapposizione di elementi murari continui e di strutture metalliche hanno lo scopo di conferire maggiore monumentalità a questo grande blocco edilizio. I materiali utilizzati (il klinker di rivestimento con toni di colore dal giallo-grigio al rosso-mattone, le strutture metalliche grigio-azzurre) sono precisi riferimenti all’edilizia storica berlinese. I grandi portali e la monumentalità dell’insieme sembrano rifarsi agli isolati giganteschi della Vienna rossa degli anni Venti e agli edifici industriali del primo Razionalismo. Le diverse ampiezze delle finestre e lo sviluppo in verticale delle griglie metalliche accentuano l’aspetto industriale dell’edificio avvicinandolo alla fabbriche espressioniste di Poelzig. L’elemento industriale presente nell’insediamento evoca metaforicamente la Berlino del primo Novecento, città operaia. Nelle corti interne non sono presenti la griglia ortogonale e il mattone delle facciate, ma un intonaco giallo sabbia, colore tipico dell’edilizia brandeburghese.