Oswald Mathias UNGERS, Märkisches Viertel, Berlin-Reinickendorf, 1963-1967
È stato il primo grande impegno professionale del giovane Ungers, che qui ha operato come collaboratore.
Sotto la direzione di Düttmann e di Kuen, vi lavorarono ben 35 architetti tedeschi e stranieri. Si tratta di
uno dei progetti di edilizia abitativa più discussi della vecchia Repubblica Federale Tedesca. È un enorme
complesso residenziale periferico composto da edifici alti fino a fino 20 piani, grattacieli dipinti di bianco,
giallo, grigio e rosso. Alcune unità edilizie sono lunghe fino a 700 mt, articolandosi tra le vie interne e il
verde pubblico. In totale sono presenti ben 90.000 finestre, 272 parchi giochi, 7.250 alberi, 18 scuole
materne, 6 chiese e 3 case per anziani, 16.000 alloggi. Al centro del quartiere c’è un grande centro
commerciale. A quarant’anni dalla sua costruzione (i primi inquilini vi si trasferirono nel 1964), vi abitano
circa 40.000 persone: una città nella città. Secondo un recente censimento, gli abitanti ci restano in media
21 anni per poi trasferirsi altrove; un terzo degli abitanti ha un’età maggiore ai sessant’anni. Fin dalle
prime fasi di costruzione, venne negativamente definito come "Deserto di calcestruzzo", "Insieme di silos
residenziali malamente disegnati a tavolino", "Città-satellite che disprezza l’uomo". Questo smisurato
insediamento determinò la definitiva sconfitta del Movimento moderno nel campo dell’edilizia residenziale
urbana. L’aspra critica nei confronti degli architetti che lo avevano progettato (incluso Ungers) dette il
via ad una intensa fase di riflessioni teoriche sul rapporto tra architettura urbana, tematiche abitative e
città esistente, che terminerà solo alla fine degli anni Settanta con il rientro di Ungers in Germania.